Poco prima di partire per la mia prima gara di coppa del mondo ad Algeri ero dubbiosa se portare o meno con me Ettore. Il giorno precedente alla tanto attesa partenza aveva qualche linea di febbre e non volevo fargli fare il viaggio malato anche se non aveva nessun altro sintomo!

Al momento di partire era allegro e senza febbre, così ho chiamato mio padre e ci siamo messi in movimento per questo breve viaggio: ero davvero emozionata perché stavo per salire in una pedana internazionale dopo ben due anni di assenza e l’idea di rivedere tutte le mie avversarie straniere mi entusiasmava!

Il giorno dei gironi eliminatori, purtroppo ad Ettore era salita la febbre, quindi, insieme a mio padre, sono rimasti in hotel ad aspettare il mio ritorno!

 

Io ero davvero preoccupata e mi sentivo anche un po’ in colpa per averlo portato con me.

 

Appena tornata dal mio cucciolo ammalato l’ho coccolato nella speranza potesse passare questa febbre inspiegabile. Mio padre, ovvero Nonno Babà, è stato davvero bravo e paziente con lui. Come per magia il giorno dopo, quello in cui avrei disputato la mia gara, era sparito tutto e i miei “spettatori speciali” sono potuti venire ad assistere al primo vero debutto!

Avevo paura di non essere più all’altezza, di aver perso il mordente ed anche un po’ di forma fisica ma, mano a mano che andavo avanti con la gara, mi accorgevo che mi era mancato davvero tanto questo sport e che non avevo perso la cosa più importante: la voglia di vincere.

Non mi aspettavo un inizio con il botto, ma il fatto di aver trionfato alla prima gara ed esser tornata a casa con una medaglia d’oro al collo di mio figlio, prima malato e poi super felice, è stata una sensazione bellissima!

 

Ora si che ho chiara e nitida la strada verso le Olimpiadi di Tokyo!

 

(Le foto contenute in questo articolo appartengono all’archivio privato di Elisa Di Francisca. Ogni utilizzo deve essere preventivamente autorizzato)